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Linee guida SNPA n. 23/20: EOW e obblighi REACH/CLP

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Messaggio  alexlariete il Gio Mag 28, 2020 8:10 pm

Buonasera a tutti, vorrei chiedere un parere a chi è più esperto di me sull'argomento.
Nelle recenti linee guida SNPA n. 23/20 è stato richiamato l'obbligo di valutazione ai sensi del REACH/CLP per le sostanze contenute negli EOW generati dagli Impianti di recupero rifiuti.
Tale valutazione, complessa e delicata, deve giungere alla preparazione di un dossier documentale che contempli tutti gli aspetti (analisi per l'eventuale registrazione, esclusione/inclusione nell'elenco delle sostanze SVHC,...), secondo quanto già indicato a suo tempo nelle linee guida europee ECHA (2010).
Quest'obbligo, che in realtà è vigente da anni e non è derogabile perché derivante da un Regolamento comunitario, fino ad oggi è stato in molti casi disatteso.
Vi chiedo: adesso che è stato espressamente ripreso nelle linee guida SNPA (strumento di indirizzo nazionale per le ispezioni da parte delle AC), ci saranno secondo voi conseguenze immediate per gli Impianti di recupero? Continuerà ad essere sostanzialmente ignorato o dovrà gioco forza esserci un adeguamento in tal senso, viste anche le possibili sanzioni?

Grazie in anticipo a chi vorrà darmi una sua opinione.
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Messaggio  beltrale il Mer Giu 10, 2020 12:00 pm

credo vada visto caso per caso.
sarebbe da valutare prima di tutto se il reach è applicabile o meno.

di conseguenza se applicabile sarà necesario predisporre o fare la valutazione o cumunicazione di fatto perchè immetti un bene sul mercato.
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Messaggio  alexlariete il Ven Giu 12, 2020 1:33 pm

beltrale ha scritto:credo vada visto caso per caso.
sarebbe da valutare prima di tutto se il reach è applicabile o meno.

di conseguenza se applicabile sarà necesario predisporre o fare la valutazione o cumunicazione di fatto perchè immetti un bene sul mercato.


Grazie innanzitutto per la risposta. Il problema è che il Regolamento Reach (self executing) si applica tout court e non "caso per caso". I rifiuti sono espressamente esentati dalla disciplina del Reach (e anche del CLP). Non lo sono invece le sostanze che vengono generate dalle operazioni di recupero sui rifiuti: gli End Of Waste, che per loro stessa natura e finalità non possiedono più lo status giuridico di rifiuti, ma sono un "bene", sono a tutti gli effetti soggetti alla valutazione e al dossier Reach, secondo quanto indicato dalle Linee guida ECHA e dalle Linee guida SNPA 23/20. Mi chiedo se gli Impianti di recupero e le varie Associazioni di categoria ne siano consapevoli o meno. Non mi stupirebbe se, come spesso accade in Italia, i controlli partissero tutti in una volta (con le relative e pesantissime sanzioni) visto che le Linee guida SNPA sono proprio lo strumento di indirizzo disposte a livello nazionale per le Autorità competenti.
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Messaggio  Tomaso il Mer Giu 17, 2020 10:14 pm

Ciao,
in realtà , nel recupero dei rifiuti (inteso come recupero di materia per un successivo uso e non, in generale, ogni attività R di recupero dei rifiuti) si deve distinguere se si sta producendo un "articolo", ad es. detrito da demolizione macinato, che non è sottoposto agli obblighi di registrazione ma solo a quelli di verifica delle SVHC in candidate list (ovviamenteddi quelle ragionevolmente ipotizzabili), oppure se quanto recuperato è equiparabile a una sostanza (mono costituente, multicostituente, o complessa, cd. UVCB) o a una miscela di più sostanze.
Chiarito questo, se equiparabile a sostanza o miscela, il regolamento, all'art. 2 c. 7 lett.d) prevede la possibilità di una esclusione per le MPS (o EoW che dir si voglia) a due condizioni, entrambe richieste.
1) esiste una sostanza (o ogni sostanza componente la miscela) registrata da qualcuno in UE, anche in altra supply chain è indifferente, a cui la MPS è assimilabile (ovverosia risponde ai criteri della cd. sameness o identità, stabilita dai registranti per ogni sostanza).
2) le informazioni di sicurezza sono (legalmente) a disposizione del recuperatore nel sito di produzione.
A queste condizioni la MPS è esentata dagli obblighi di registrazione.
OCCHIO: la condizione 2, è anche spiegato nella guida di orientamento sui rifiuti, vuole dire che il recuperatore non può semplicemente "procurarsi" l'eventuale SDS da internet, ma dovrebbe ottenere il diritto all'uso delle informazioni (ovvero avere una lettera di accesso ai dati, tale e quale a un registrante), oppure fare un accordo di qualche tipo con un registrante che ha titolo a cedergli queste informazioni.
di fatto, per essere aderenti alla lettera della norma e della linea guida, l'unica cosa che si risparmia sono i bolli all'echa e il costo di preparazione del dossier (che comunque non è poco).
se non si trova una sostanza uguale.... niente clausola di esclusione, devi registrare.
rimangono parecchi dubbi, anche se siamo a dieci anni dell'entrata in vigore del regolamento, su parecchi punti, te ne elenco un paio:
1) se sono simile a una sostanza esclusa o esentata (quindi non registrata) sono escluso anche io? a logica si, ma nel regolamebto non c'è scritto esplicitamente ;
2) una MPS con funzione di inerte/carica, che magari si usa in una miscela è un articolo o una sostanza?
3) dato che per le sostanze compesse (UVCB), ad es. basi per lubrificanti, parte fondamentale per la loro sameness è la materia prima di origine e il ciclo produttivo una sostanza recuperata da rifiuti che non ha la stessa materia prima di origine (rifiuto e non petrolio) e ciclo produttivo diverso (ciclo di recupero e non raffineria di greggio) risponde alla sameness o no?

io, comunque, sono anni che curo questi aspetti per clienti e sono anni che le autorità 'apprezzano' questo.
anche perché è un criterio assai utile per i recuperi autorizzati caso per caso, fornendo alle autorità dei punti fissi, su specifiche/norme tecniche e valutazioni dell'equivalenza degli effetti ambientali e sanitari con le materie prime vergini, che sennò non hanno.
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Messaggio  alexlariete il Ven Giu 19, 2020 12:27 pm

Ti ringrazio molto per l'intervento Tommaso: puntuale e molto pertinente. Quello che trovo preoccupante è la diffusa "ignoranza" in materia (senza accezione negativa del termine) da parte degli Impianti di recupero di rifiuti. La normativa c'è già ed è cogente da anni, ma almeno per quel che mi risulta, gli operatori non si sono mai posti il problema nè, tantomeno, forse per la complessità dell'ambito, gli stessi certificatori di SGA ISO14001, EMAS, etc... Eppure l'assenza di documenti che dimostrino la necessaria valutazione ai fini Reach costituisce senza alcun dubbio una grave non-conformità.
Come hai ben evidenziato tu, le esclusioni dalla normativa Reach (per sostanze e miscele) possono essere invocate solo nel rispetto delle condizioni di cui all'art. 2, comma 7, lett d). Esclusioni che riguardano però la registrazione, ma che lasciano in tutti i casi fermi gli obblighi di dimostrazione documentale relativi alla gestione e informazione a terzi sulle sostanze recuperate. L'allegato 1 delle linee guida ECHA, riguardanti il recupero di rifiuti in carta, plastica, metalli, gomma, oli di base, solventi..., è molto chiaro a riguardo.
Lungi da qualsiasi interesse personale nel merito, il mio post vuole unicamente essere una riflessione e un monito a chi si trova ad operare nel settore: molte volte abbiamo purtroppo già assistito ad ondate di controlli in massa, iniziate dal nulla e che spiazzano tutti. Non ottemperare gli obblighi previsti dal Reach e dal CLP per sostanze, miscele e articoli generati da operazioni di recupero rifiuti, equivale ad immettere sul mercato EOW ("prodotti") non conformi: un'infrazione normativa con tutto ciò che ne consegue a livello sanzionatorio. Le linee guida SNPA sono lo strumento di indirizzo per le Autorità, ma la loro validità non si limita alla sola fase di rilascio di autorizzazioni "caso per caso" ex art. 184 ter - D.Lgs. 152/06: l'applicazione di quanto previsto dal Reach ha valenza generale e prescinde dalla forma normativa con cui viene disciplinato l'iter autorizzativo per il passaggio di status giuridico da "rifiuto" a MPS/EOW "bene".
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Messaggio  Tomaso il Ven Giu 19, 2020 2:12 pm

Grazie, siamo qui per esserci utili a vicenda.
ti aggiungo un paio di cose sulla griglia :
1) base del reach è la documentazione del proprio "travaglio interiore" . Ovverosia, cosa hai fatto quando ti si è posto il problema per la prima volta?
Che ragionamenti hai fatto e quali scelte e percorsi hai seguito? Questi documenti devono essere presenti in azienda, non li presenti a nessuno, se non quando te li chiedono, ad esempio durantenuna ispezione reach o, nel nostro caso, durante il rilascio di una autorizzazione.
2) sanzioni reach e clp, quasi sempre amministrative, ma so di un importatore furbacchione che si è preso, in Italia, 800.000 euro di sanzioni. Quante PMI nel comparto rifiuti possono sopportare il blocco delle vendite delle loro mps fino a quando non sono conformi, e una sanzione anche solo di 1/10 di questa?
3) certificazioni. Lasciamo perdere.
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