Terre derivanti da recupero apparati radicali

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Messaggio  marcogio85 il Mar Set 11, 2018 6:51 pm

Buonasera a tutti... in campo agricolo è comune il cambio di coltura frutticola su appezzamenti più o meno estesi... da tale pratica si producono residui verdi tra cui gli apparati radicali estirpati e con ancora presente terreno vegetale
Una volta praticato con appostiti macchinati uno scuotimento degli stessi apparati radicali si produce terreno...
Tale terreno come deve essere classificato...?
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  zorba il Gio Set 13, 2018 8:00 am

Perché ritieni che sia un rifiuto?
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Gio Set 13, 2018 6:35 pm

Sicuramente potrebbe soddisfare l’art 184 bis della 152 nella parte A) però quantomeno c’è il dubbio che dopo anni di coltivazioni e relativi trattamenti siano “contaminate”
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  Aurora Brancia il Gio Set 20, 2018 3:04 pm

zorba ha scritto:Perché ritieni che sia un rifiuto?
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  Aurora Brancia il Gio Set 20, 2018 3:37 pm

marcogio85 ha scritto:Sicuramente potrebbe soddisfare l’art 184 bis della 152 nella parte A) però quantomeno c’è il dubbio che dopo anni di coltivazioni e relativi trattamenti siano “contaminate”

spiegami se ci fai o ci sei, e spiegamelo chiaro perchè ormai ho la sensazione che mi si stiano a sconnettere le sinapsi, per l'incomprensibilità di gran parte di ciò che sento, leggo e cui addirittura assisto da un bel po' a questa parte.

Infatti, l'art. 184-bis è relativo alla definizione di sottoprodotto che, qualora configurata in fattispecie, esclude l'applicabilità della normativa sui rifiuti a quel materiale.  

Ma, a monte, se il terreno vegetale in sito viene lasciato in sito appunto scuotendo i residui di radici di alberi estratti  dal terreno, per quale motivo il proprietario/gestore dovrebbe disfarsene ?
E non ti sto a dire che la "persistenza" di residui di trattamenti agrotecnici oltre ad essersi grandemente ridotta negli ultimi 10-15 anni potrebbe essere addirittura considerata "valore di fondo antropico" in aree storicamente dedicate ad alcune monoculture (cfr. parametro rame nei terreni a vigneti in FVG e Veneto...).
Spiegami però perchè dovrebbe essere un rifiuto: in base a cosa tu ritieni che potrebbe esserlo.
Io ho letto, proprio qui in campania, arpac sostenere che un terreno agricolo "fosse" un rifiuto perchè non rispettava il test di cessione dell'eluato (...per il COD, per giunta, che per il fatto stesso di essere in coltivazione è ovvio non sia terreno privo di carbonio!) e andasse rimosso giusto per la quota coltivabile  Evil or Very Mad , e hanno anche fatto una ben misera figura per questa loro tesi almeno bislacca.
Ma francamente, visto che comunque i parametri per i terreni agricoli x art. 241 non sono mai usciti, ed escludo escano perchè il monitoraggio dell'impatto ambientale delle colture a livello UE è incentrato sui soli parametri in prevalenza idrosolubili reperibili nelle acque sotterranee e superficiali e la menata gigantesca delle CSC in due colonne per i terreni ce la siamo inventata solo noi, tu sei il primo che si fa prendere da questa "novellazione" della qualifica di rifiuto assegnata a qualcosa per principio, non a caso abrogata dalla UE da molto, molto tempo.  
Ti ricordo, in proposito, che l'allegato A degli allegati alla parte quarta del 152/06 come mutuato e trascritto dal 22/97 sulle "categorie di rifuti" da Q1 a Q16 è stato scippato da dentro il 152/06 già da fine 2010, e avercelo tenuto sino  ad allora è stato uno dei motivi di procedura d'infrazione con relativa condanna che ha portato all'emanazione del d.lgs. 205/2010

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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Gio Set 20, 2018 8:22 pm

In primis credo che una discussione serena e educata sia la partenza di ogni essere umano...
Penso che le tue sinapsi non siano patrimonio dell’unesco e nessuno si deve sentire in obbligo di contribuire a una discussione...

Detto ciò non mi esprimo su pareri di un ente (arpac) ma sicuramente ho dei dubbi su una larga veduta di esclusione delle terre derivanti da “scuotimento” degli apparati radicali da coltivazioni intensive sé questa operazione viene effettuata in sito diverso da quello di produzione e in seguito riutilizzato, senza analisi preventive, in altro sito agricolo in assenza di una, seppur minima, verifica “ambientale”

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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Gio Set 20, 2018 8:27 pm

Oltretutto non ho mai citato nel mio quesito la parola “rifiuto”... io sono ignorante e non userò le sinapsi ma chi si crede sapiente gli occhi per leggere non lo fa
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  lore68 il Gio Set 27, 2018 10:30 am

marcogio85 ha scritto: però quantomeno c’è il dubbio che dopo anni di coltivazioni e relativi trattamenti siano “contaminate”

onestamente parlando, non la penso in questo modo. Premesso che si potrebbe parlare di  "contaminazione" (il grassetto alle virgolette è intenzionale) al massimo per quelle ormai poche realtà che fanno uso di prodotti rameici (es. il "verderame" o la poltiglia bordolese, solfato di rame con calce idrata),  perchè nelle colture arboricole si utilizzano da anni fitosanitari organici che sono (volutamente o meno) fortemente instabili in ambiente aereo/idrico ed hanno comportamenti tutt'altro che orientati alla persistenza.
Parlando del Rame poi, ammesso che se ne utilizzassero quantitativi tali da avere concentrazioni rilevabili, la diluizione operata dalle precipitazioni e dal ruscellamento riporta tutto a valori sul terreno  paragonabili al fondo naturale.
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  isamonfroni il Ven Set 28, 2018 10:19 am

lore68 ha scritto:
marcogio85 ha scritto: però quantomeno c’è il dubbio che dopo anni di coltivazioni e relativi trattamenti siano “contaminate”

onestamente parlando, non la penso in questo modo. Premesso che si potrebbe parlare di  "contaminazione" (il grassetto alle virgolette è intenzionale) al massimo per quelle ormai poche realtà che fanno uso di prodotti rameici (es. il "verderame" o la poltiglia bordolese, solfato di rame con calce idrata),  perchè nelle colture arboricole si utilizzano da anni fitosanitari organici che sono (volutamente o meno) fortemente instabili in ambiente aereo/idrico ed hanno comportamenti tutt'altro che orientati alla persistenza.
Parlando del Rame poi, ammesso che se ne utilizzassero quantitativi tali da avere concentrazioni rilevabili, la diluizione operata dalle precipitazioni e dal ruscellamento riporta tutto a valori sul terreno  paragonabili al fondo naturale.

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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Ven Set 28, 2018 3:14 pm

Infatti lore68 ti ringrazio per il contributo... purtroppo è capitato anche che il terreno non rientrasse nei limiti tabellari “set minimale”
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Ven Set 28, 2018 3:16 pm

Volutamente ho utilizzato “contaminazione” virgolettato... grazie ancora a tutti per il contributo... ovviamente una tale operazione se viene eseguita extra luogo di produzione presuppone un minimo principio di precauzione e, forse, il non totale riutilizzo nello stesso sito di origine... quindi i limiti tabellari sono doverosi
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Re: Terre derivanti da recupero apparati radicali

Messaggio  marcogio85 il Ven Set 28, 2018 3:18 pm

Purtroppo l’agricoltura non è sempre così ligia all’utilizzo di prodotti Fitosanitari
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