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Come smaltire le lampade a basso consumo

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200711

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Come smaltire le lampade a basso consumo Empty Come smaltire le lampade a basso consumo




A cura della dott.ssa Anna Simone
Link da www.tecneko.it

La certezza sulle lampadine fluorescenti compatte è che sono a basso consumo energetico. «A parità di luce prodotta, comprendendo anche il rendimento dell’alimentatore, una lampada a fluorescenza compatta consuma circa un quinto di quella ad incandescenza e ha una vita molto più lunga», afferma un esperto del settore che non vuole essere citato. Prosegue spiegando che: «La grande diffusione di queste lampade, note e usate da tempo (i popolari tubi), è legata al fatto che oggi è possibile costruire degli alimentatori elettronici ad alta frequenza in cui l’adattamento dell’energia elettrica fornita dalla rete, alle caratteristiche elettriche del tubo fluorescente si ottiene con rendimenti prossimi a uno anche per piccolissime potenze e a costi molto bassi. I rendimenti di conversione energia elettrica – energia luminosa percepita, dunque, sono molto favorevoli, e la formazione unita alla spinta al risparmio di risorse hanno fatto il resto».

Da profani gli chiediamo perché tecnicamente consumano meno e il docente brevemente ci spiega che dipende dal meccanismo di emissione della luce. In quelle fluorescenti abbiamo «il passaggio di corrente in un gas rarefatto che ionizza gli atomi del gas che decadendo, ossia tornado allo stato neutro, emettono una radiazione caratteristica del gas con uno spettro a righe. Esempio il neon ha una riga caratteristica nel rosso che vediamo direttamente. Usando un materiale fluorescente, cioè capace di assorbire energia ad una lunghezza d’onda corta (Uv) e riemetterla ad un’altra lunghezza d’onda più grande (visibile), il meccanismo è simile ai pennarelli evidenziatori, o meglio una miscela di questi, la radiazione Uv viene convertita in visibile con ottimi rendimenti. Se la miscela delle sostanze fluorescenti impiegate è scelta opportunamente si ottiene una “luce” che da all’osservatore la sensazione di luce bianca ».

Prosegue con le lampadine ad incandescenza dove la luce viene emessa per via termica «un corpo, il filamento, viene reso incandescente dal passaggio di una corrente elettrica ed emette radiazioni elettromagnetiche con uno spettro continuo (corpo nero) quindi anche nel visibile, la maggior parte però è nell’infrarosso non visibile».

Le lampadine a basso consumo contengono mercurio

All’interno delle sorgenti luminose troviamo traccia di mercurio, la cui quantità varia a seconda del tipo di lampada. Nelle lampade fluorescenti lineari ci sono fra i 3 ed i 30 milligrammi (mg) di mercurio, nelle fluorescenti compatte fra 1 e 5 mg, mentre nelle lampade a scarica ad alta intensità si possono trovare dai 20 ai 50 mg di mercurio.

Andrea Pietrarota di Ecolamp, Consorzio che si occupa del recupero e trattamento di apparecchiature di illuminazione, ci conferma che: «Il quantitativo di mercurio è molto piccolo, tanto per dare un’idea 5 milligrammi visivamente sono come il punto di una penna biro su un foglio di carta, niente a che vedere con i 500 milligrammi che erano contenuti nel vecchio termometro a mercurio. Questo non vuol dire che le lampade compatte non siano rifiuti pericolosi. Sono rifiuti pericolosi e per questo noi ce ne dobbiamo occupare. Ogni anno si vendono circa 130 milioni di lampade, 130 milioni di questi “puntini” nel loro complesso dispersi nell’ambiente possono essere molto dannosi, questo è fuori discussione».

Il mercurio è un metallo tossico, presente in varie forme, che quando viene immesso impropriamente nell’ambiente può avere gravi effetti sulla salute (sul sistema nervoso centrale e periferico, immunitario, cardiovascolare, sull’apparato riproduttivo), oltre che ad essere altamente inquinante e nocivo per l’ambiente stesso. Gli chiediamo cosa succede se mentre ne stiamo sostituendo una, cade e si rompe in casa. Lui risponde che :«E’ buona precauzione aerare l’ambiente, usare guanti di gomma per raccogliere i frantumi più grandi, spazzare tutto accuratamente e chiuderlo in un sacchetto resistente. Bisogna poi portare il sacchetto all’isola ecologica più vicina. Poiché sono rifiuti pericolosi non è, infatti, possibile mettere per strada gli appositi contenitori, che devono essere posizionati in punti sorvegliati». Specifica, inoltre, che quando si rompe una lampadina il mercurio che fuoriesce non è visibile, a differenza di quello dei vecchi termometri che invece si presentava sottoforma di “pallina” con cui, inconsciamente, da piccoli tutti abbiamo giocato.

Smaltimento delle lampadine fluorescenti compatte

Le sorgenti luminose sono composte da vetro per oltre l’85 per cento, da materiali metallici, plastici a da mercurio. Il consorzio Ecolamp assicura circa un 95 per cento del recupero lampada esausta. Ci spiega Andrea Pietrarota che: «Le lampadine vengono trattate nella loro interezza e questo si fa per un obbligo di tutela ambientale. La parte maggiore è rappresentata dal vetro, materiale che viene poi riutilizzato nell’edilizia per fare piastrelle, lana di rocce, insomma utilizzi meno pregiati di quelli provenienti ad esempio dalle bottiglie per alimenti. Noi dobbiamo assicurare la raccolta di questi rifiuti, integri dal momento in cui li ritiriamo dalle isole ecologiche comunali, trasportarli interi, e questo significa trasportare enormi volumi e pochissimo peso. Le lampadine entrano così negli impianti di trattamento, dove vengono lavorate e si separano le varie componenti. Il valore dal punto di visto economico è veramente molto basso si fa solo per evitare che vengano dispersi nell’ambiente ».

Prosegue ribadendo che: «Le lampadine fluorescenti compatte sono prodotti contenenti un sistema elettronico complesso e non vanno quindi buttate nella spazzatura, come indica anche l’apposito logo con la croce sul bidone (comune a tutti i Raee: rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Il modo giusto di disfarsene è riconsegnarle al negoziante al momento dell’acquisto di quelle nuove o al centro di raccolta comunale più vicino alla propria abitazione, come previsto dal Dm numero 65, entrato in vigore lo scorso 18 giugno 2010. Infatti, le lampade fluorescenti compatte quando si esauriscono diventano un rifiuto pericoloso, il rovescio della medaglia è appunto il mercurio in esse contenuto».

Quando gli facciamo presente che, attualmente, in Italia non abbiamo un sistema di raccolta differenziata capillare tale da permettere una reale raccolta di tutte le lampadine a fluorescenza compatte, lui afferma che: «Una cosa che ci fa ben sperare è che queste lampadine hanno un ciclo di vita molto più lungo rispetto alle tradizionali lampadine ad incandescenza quindi una lampadina venduta quest’anno non diventa un rifiuto nello stesso anno. Benché il sistema Raee sia partito in ritardo rispetto agli altri paesi europei, è partito a metà del 2008, il 2010 si èchiuso con il raggiungimento degli obiettivi minimi europei e cioè i quattro kg pro capite. Comunque molto c’è ancora da fare»

Gli chiediamo, infine, quali sono le problematiche che influiscono maggiormente su una buona raccolta, tale da garantirci che tutte le lampade immesse sul mercato giungano a fine vita negli impianti di trattamento e riciclaggio. Andrea Pietrarota sintetizza che :«Innanzi tutto manca l’informazione. Per fare la normale raccolta differenziata ci sono voluti circa venti anni perché diventasse una cosa assodata. Nonostante tutti sappiano che bisogna farla, non si fa dovunque nel migliore dei modi possibili. Il compito di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità delle nuove raccolte differenziate dei Raee spetta alla Pubblica Amministrazione nazionale e locale, ma in tempi di finanza pubblica in difficoltà, la campagne di comunicazione su tali temi passano in secondo piano. Per questo Ecolamp sin dall’inizio sta portando avanti importanti iniziative rivolte al mondo della scuola, agli operatori professionali, all’opinione pubblica».
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