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sistri Vs. ecomafia: cronostoria di un affare illegale legalizzato
sistri Vs. ecomafia: cronostoria di un affare illegale legalizzato
Si chiama Sistri. E grazie a Internet serve a seguire il cammino dei rifiuti speciali. Dall’azienda fin dentro la discarica. Ma tra rinvii, inchieste e appalti contestati, non riesce a prendere il via. E l’ecomafia festeggia
La rivoluzione era fissata per il 12 agosto 2010. Nome del progetto, Sistri: Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.
Una svolta tecnologica da 5 milioni di euro per monitorare via satellite il trasferimento dei rifiuti speciali in tutta Italia, partendo dalle aziende che se ne disfano, passando per i camion carichi di pattume, fino alle discariche e gli impianti di trattamento. “Un’ottima mossa, in teoria, contro le ecomafie”, dice il senatore Francesco Ferrante, responsabile energia del Partito democratico.
Addio agli obsoleti moduli cartacei, dunque, “e via libera per oltre 300 mila aziende a un portale Internet con cui i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) dovrebbero controllare i flussi di spazzatura”.
Dovrebbero, bisogna scrivere, perché ancora questa storia non ha il suo happy end.
La scorsa estate, infatti, tutto è slittato al primo ottobre 2010.
Poi ancora, a un metro dalla partenza, si è fissato come trampolino di lancio gennaio 2011.
Dopodiché il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, sponsor dell’operazione (pensata però dal predecessore, il Verde Alfonso Pecoraro Scanio), ha avvertito: “Non ci sarà una terza proroga”. Che invece è arrivata il 22 dicembre, con orizzonte giugno 2011, mentre la sperimentazione prosegue a singhiozzo.
“Un pasticciaccio grottesco”, lo definisce Stefano Ciafani di Legambiente: “Nessuno mette in dubbio l’esigenza di sorvegliare il trasferimento dei rifiuti speciali, ma è insensato farlo senza una solida sperimentazione a monte”. Al centro delle critiche, i due elementi essenziali del Sistri: le chiavette Usb per inserire i dati di carico e scarico del pattume, poi trasferiti sul portale on line, e le cosiddette scatole nere: black box in stile aviazione montate sulle motrici dei camion. “Capire cosa sta funzionando meno è complesso”, ironizza Tommaso Campanile, responsabile ambiente della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e piccola e media impresa).
Un malessere che rimbalza anche dal territorio: “Per numerose aziende associate”, ha scritto di recente la Fai (Federazione autotrasportatori italiani) di Brescia, “abbiamo chiesto al Sistri di regolarizzare i nuovi mezzi”. Alcune domande, ha verificato la Fai, “sono restate per mesi senza riscontro”. In compenso, testimonia il funzionario di Conftrasporto Maurizio Quintaiè, si è vissuto “un calvario di e-mail a vuoto e infinite telefonate al numero verde Sistri”. Tutte concluse da un cortese invito: “Portate pazienza, le Usb per ora non sono disponibili”.
Ostacoli fisiologici, si potrebbe obiettare, per un cambiamento radicale. E in questa logica, a palazzo, c’è chi giustifica anche i problemi di installazione delle black box, dovuti in parte al ritardo con cui qualche azienda si è iscritta al Sistri. Ma resta il fatto che, in un crescendo di confusione, l’atmosfera si è avvelenata: “La situazione ci vede costretti a evidenziarti la persistenza di problemi che non possiamo nasconderci”, recita la lettera inviata il 6 dicembre a Prestigiacomo dal leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, e da Carlo Sangalli di Rete Imprese Italia (che riunisce Cna, Casartigiani, Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio): “Ci riferiamo”, continua il documento, “alle notevoli carenze funzionali e operative (…) che rendono ancora difficoltoso il pieno funzionamento del Sistri”.
Per non parlare della formazione svolta, a detta di Marcegaglia e Sangalli, “insufficiente, carente ed episodica”. O dei dubbi sull’appalto Sistri, non proprio figlio della trasparenza.
“A ricevere la commessa”, racconta il senatore Ferrante, “è stata con trattativa privata la Selex Service Management Spa, azienda 100 per cento di Finmeccanica“.
Il problema è che l’accordo risulta classificato “segreto”, e il perché lo ha illustrato il 30 settembre scorso Prestigiacomo alla Camera dei deputati.
All’epoca di Pecoraro Scanio, ha ricordato, “si ritenne strategico (secretare) per la sicurezza nazionale”, considerata “la diffusa presenza della criminalità organizzata nell’ambito dello smaltimento rifiuti”.
Per lo stesso motivo, il centrodestra avrebbe “perfezionato nel settembre 2008 l’apposizione del segreto”. Anche se Prestigiacomo stessa, adesso, ritiene superata quest’esigenza: “Sono venuti meno i rischi di infiltrazione criminale o di attentati al sistema”, ha ammesso in Parlamento, tant’è che “proprio ieri ho chiesto alla Presidenza del Consiglio di rimuoverlo”.
Da qui, la speranza di traghettare il Sistri verso un clima più sereno.
Ma a distanza di tre mesi, l’obiettivo è ancora lontano: “Il vincolo del segreto, a oggi, è più saldo che mai”, certifica l’opposizione.
E come non bastasse, davanti al Tar del Lazio pende il ricorso di sette aziende informatiche, schierate contro le procedure dell’appalto Sistri. Inaccettabile, a loro avviso, è “la palese violazione dei principi operanti in materia di evidenza pubblica”, nonché l’assenza “di tutela delle regole della concorrenza”.
Uno scenario a cui si aggiungono, cronaca degli ultimi mesi, le indagini della Procura di Napoli sull’operazione Sistri, e in particolare sui subappalti affidati dalla Selex Service Management Spa.
“Il finale è a sorpresa”, commenta Ferrante: “Certo l’ecomafia festeggia, se il Sistri continua a slittare, ma esordire in queste condizioni sarebbe un suicidio”. Non meno imbarazzante, d’altronde, si è rivelata finora l’esperienza del Comitato di vigilanza e controllo sul Sistri: istituito dal ministro dell’Ambiente, e presieduto da Luigi Pelaggi (capo della segreteria tecnica di Stefania Prestigiacomo), si è riunito una sola volta il 23 settembre 2010. “Malgrado ciò”, segnalano i tecnici, “il 22 dicembre è partito un secondo comitato, frutto del protocollo tra ministero dell’Ambiente, Confindustria e Rete Imprese Italia”. Tra gli scopi, si legge, c’è “verificare periodicamente lo stato di avanzamento del Sistri”. Viste le premesse, un saggio proposito. (Riccardo Bocca, L’Espresso)
Prestigiacomo family: ecco perchè in Italia chi inquina non paga
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